In quale contesto fu siglato l’Accordo e quali furono i suoi effetti
80 anni dall’Accordo di Parigi, a Palazzo Widmann interessante convegno del Centro di Storia Regionale: genesi, economia, ri-opzioni, scuola e cultura della memoria.
BOLZANO (USP). Primo atto delle celebrazioni per gli 80 anni della “prima pietra” dell’Autonomia altoatesina che culmineranno sabato 5 settembre con la cerimonia della Kurhaus di Merano alla quale prenderanno parte anche i presidenti della Repubblica italiana Sergio Mattarella e della Repubblica federale d’Austria Alexander van der Bellen (l'USP ne ha riferito qui), il 3 settembre si è svolto a Palazzo Widmann il convegno dal titolo “80 anni dal Trattato di Parigi - Contesto, attuazione e conseguenze: una panoramica storica”, organizzato dal Centro di Storia Regionale.
“È sempre necessario ripassare la storia, per capire meglio. C’è chi ancora chi non la conosce, e sostiene che l’Accordo di Parigi non garantisce l’ancoraggio internazionale della nostra Autonomia. Per questo ringrazio il Centro di Storia Regionale che ha organizzato questo convegno, con illustrissimi relatori”, ha detto il presidente della Provincia, Arno Kompatscher, nel suo saluto introduttivo. “Allora, l’Accordo di Parigi per noi sudtirolesi fu una delusione. Ma senza l’Accordo di Parigi Bruno Kreisky non avrebbe potuto sollevare la questione altoatesina all’Onu, non ci sarebbe stata la Commissione dei 19, non ci sarebbe stato il Pacchetto e così via. Questo sancisce la straordinaria importanza dell’Accordo che ricordiamo oggi” ha concluso Kompatscher.
Michael Gehler, direttore dell'Istituto di Storia dell'Università di Hildesheim, ha tracciato, in avvio, il percorso che ha condotto all'Accordo di Parigi, "primo mattone" dell'Autonomia e della tutela delle minoranze linguistiche dell'Alto Adige, e ai suoi sviluppi fino al 1947. Stefan Lechner, studioso del Centro di Storia Regionale, ha dedicato quindi un focus ad uno dei provvedimenti espressamente previsti dall'Accordo, la revisione delle opzioni di cittadinanza del periodo fascista (le cosiddette "ri-opzioni). Con la moderazione di Siglinde Clementi (Centro di Storia Regionale), a contestualizzare anche dal punto di vista economico, sociale e territoriale (e quindi nelle province di Bolzano e Trento del secondo dopoguerra) l'Accordo di Parigi ha provveduto Andrea Bonoldi, ordinario di Economia e Management dell'Università di Trento. Tornando al testo dell'Accordo, una delle sue prime previsioni è quella che riguarda il diritto all'insegnamento primario e secondario nella lingua materna, dopo che la popolazione di lingua tedesca della provincia di Bolzano era stata costretta a portarlo avanti nelle Katakombenschule: a questo tema ha riservato un'approfondita relazione la docente di Storia della pedagogia della Libera Università di Bolzano Annemarie Augschöll. Infine, i due interventi forse più originali: gli effetti dell'Accordo De Gasperi-Gruber in Valcanale e nella regione Alpe Adria (dove sono presenti minoranze di lingua tedesca), ai quali ha dedicato la sua relazione, Alessandro Ambrosino, ricercatore post-dottorale all’UniDistance (Università del Canton Vallese), e la chiusura dello storico altoatesino Hans Heiss, che ha relazionato sulla cultura della memoria dagli anni 60 in poi.
Lunedì 7 settembre, sempre a Palazzo Widmann, altro convegno sull'Accordo di Parigi, organizzato dall'Università di Innsbruck, con focus sulla tutela delle minoranze (l'USP ne ha riferito qui).
mdg