Ricerca educativa scientifica: la Scuola italiana presenta un progetto
A Firenze un convegno internazionale dedicato alle nuove frontiere della ricerca educativa. La Scuola italiana ha presentato un progetto dedicato all'insegnamento inclusivo della chimica.
BOLZANO (USP). L’eccellenza del corpo docente altoatesino e la qualità dell’innovazione didattica sviluppata nelle scuole della Provincia di Bolzano trovano riconoscimento anche a livello internazionale. Nei giorni scorsi, infatti, Martina Bodner, docente della scuola secondaria di secondo grado dell’Alto Adige ha partecipato alla quindicesima edizione del convegno internazionale “New Perspectives in Science Education”, svoltosi a Firenze e dedicato alle nuove frontiere della ricerca educativa. Il contributo scientifico presentato ha affrontato il tema dell’insegnamento inclusivo della chimica, con particolare attenzione agli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento e, in particolare, con discalculia.
Il lavoro ha proposto una rassegna delle più recenti pratiche didattiche innovative capaci di rendere le discipline scientifiche più accessibili. "La partecipazione dei nostri insegnanti a contesti scientifici internazionali dimostra l’altissimo livello professionale presente nelle scuole altoatesine", sottolinea il vicepresidente della Provincia e assessore provinciale all’Istruzione Marco Galateo. "I docenti non sono soltanto trasmettitori di conoscenze, ma veri e propri innovatori, capaci di sviluppare metodologie inclusive e di contribuire attivamente al dibattito educativo europeo. È grazie al loro impegno quotidiano che la Scuola altoatesina continua a distinguersi per qualità e attenzione a ogni studente", ha detto Galateo
Per il sovrintendente scolastico Vincenzo Gullotta la presenza della Scuola italiana al convegno di Firenze rappresenta un riconoscimento che riguarda l’intero sistema scolastico provinciale. "Le esperienze presentate in contesti accademici internazionali testimoniano la solidità del lavoro svolto nelle nostre scuole. I docenti altoatesini sanno coniugare ricerca, pratica didattica e inclusione, dimostrando che innovare l’insegnamento significa soprattutto evolvere le metodologie per rispondere ai bisogni reali degli studenti", sottolinea Gullotta.